Imprese e danni ai creditori, chi è il responsabile?

Per gli Ermellini, ne risponde l’ex amministratore

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La Corte di Cassazione, con la sentenza n.22002/2025 è tornata a ribadire con fermezza un principio ormai consolidato in giurisprudenza: gli ex amministratori di una società fallita possono essere chiamati a rispondere del danno arrecato ai creditori, anche se l’insufficienza patrimoniale si manifesta durante la gestione dei loro successori.

Alla base dell’azione risarcitoria, c’è l’articolo 2394 del Codice civileevidenzia Rosa Santoriello, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – che prevede la responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori sociali per inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio della società”.

Gli Ermellini hanno sottolineato alcuni punti. Nello specifico, che la responsabilità degli amministratori si fonda su condotte illecite che compromettono il patrimonio della società; che il danno risarcibile è costituito dalla riduzione della massa attiva disponibile per i creditori; che non è rilevante che l’insufficienza patrimoniale si sia manifestata dopo la fine dell’incarico degli amministratori responsabili, in quanto conta la connessione causale tra il danno e il comportamento illecito.

Un altro punto importante della sentenza riguarda anche la prescrizione dell’azione di responsabilità – conclude Santoriello – il termine quinquennale non decorre dal momento dell’effettiva conoscenza da parte dei creditori, bensì da quando il danno patrimoniale diventa oggettivamente percepibile, ossia da quando la garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c. risulta insufficiente, anche prima dell’insolvenza formale”.