
La Corte di Cassazione torna a ribadire un principio ormai consolidato in materia di licenziamenti, confermando una linea giurisprudenziale consolidata che rafforza l’obbligo di repechage.
“I Supremi Giudici hanno ribadito che il datore di lavoro – spiega Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – deve verificare la possibilità di adibire il lavoratore a mansioni alternative, anche di livello inferiore, prima di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo”.
In primo grado, il Tribunale di Milano aveva ritenuto legittimo il recesso, escludendo profili discriminatori. In appello, invece, la Corte aveva annullato il licenziamento, evidenziando che il dipendente avrebbe potuto essere ricollocato in altre mansioni compatibili con la sua professionalità.
“I giudici di legittimità hanno confermato l’orientamento della Corte d’Appello – conclude Tonelli – precisando che le mansioni alternative devono essere coerenti con le competenze del lavoratore e non comportare oneri di nuova formazione o modifiche organizzative”.