Ricavi per le imprese, quando scatta la contabilità ordinaria

Dal 2026, la soglia è fissata a 500mila euro

agenzia entrate fisco

Il superamento del limite di 500.000 euro di ricavi per le imprese che svolgono prestazioni di servizi rappresenta un vero spartiacque fiscale.
Se questa soglia viene oltrepassata, il passaggio alla contabilità ordinaria dal 2026 diventa obbligatorio.
Il momento più delicato di questo cambio di regime è la chiusura dell’esercizio 2025, in particolare la predisposizione dell’inventario al 31 dicembre.

“Il nodo principale riguarda il momento in cui le rimanenze finali del 2025, irrilevanti ai fini fiscali in contabilità semplificata – sottolinea Alfredo Accolla, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – diventano rimanenze iniziali nel 2026, assumendo improvvisamente rilevanza nel nuovo regime. Si tratta del cosiddetto ‘magazzino non tassato’, beni il cui costo è già stato dedotto nel 2025 ma che rischiano, se mal gestiti, di produrre effetti duplicativi nel periodo successivo”.

Sul punto, la circolare n.11/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni operative chiare: occorre analizzare nel dettaglio la composizione delle rimanenze al 31 dicembre 2025, distinguendo tra i costi già fiscalmente dedotti e quelli che, per ragioni legate ai pagamenti o alla registrazione delle fatture, non hanno ancora avuto riconoscimento fiscale.

“Un altro ulteriore aspetto critico riguarda il calcolo del costo medio delle rimanenze che non deve essere limitato ai beni non ancora pagati – conclude Accolla – ma vanno considerati tutti gli acquisti dell’ultimo anno, suddivisi per categorie omogenee. Una valutazione parziale rischierebbe di alterare la base imponibile del primo anno di contabilità ordinaria”.