Cripto-attività sotto la lente della Guardia di Finanza

Controlli incrociati su redditi e plusvalenze

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Le cripto-attività finiscono sempre più nel mirino del Fisco. La Guardia di Finanza si prepara ad avviare verifiche mirate nei confronti dei contribuenti che presentano incongruenze tra i dati comunicati dai gestori dei servizi in cripto e le dichiarazioni dei redditi.

“L’attenzione si concentra in particolare sull’omessa indicazione delle cripto-attività nei quadri di monitoraggio fiscale e sulla mancata dichiarazione delle plusvalenze realizzate. I controlli – ha evidenziato Guido Rosignoli, vicepresidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – riguarderanno i periodi d’imposta dal 2023 al 2025 e si baseranno sull’incrocio delle informazioni già nella disponibilità dell’Agenzia delle Entrate e dei reparti speciali della Guardia di Finanza, in un quadro normativo che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato”.

Il punto di partenza è la Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022), che ha modificato in modo significativo la disciplina del monitoraggio fiscale prevista dall’articolo 1 del DL n. 167/1990. Dal 1° gennaio 2023, infatti, non solo i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, ma anche i prestatori di servizi di portafoglio digitale sono inclusi tra i soggetti tenuti agli obblighi di monitoraggio. Parallelamente, l’oggetto delle comunicazioni non riguarda più soltanto le criptovalute in senso stretto, ma l’intero universo delle cripto-attività.

“Inoltre – conclude Rosignoli – con il decreto legislativo n. 194/2025, l’Italia ha recepito la Direttiva UE 2023/2226 (DAC 8), estendendo lo scambio automatico di informazioni tra Stati membri anche alle cripto-attività”.