Lo stato di salute dell’industria italiana

Per Orsini, la Manovra 2026 deve inglobare investimenti certi. Che Urso promette

ministro Urso

 

L’assemblea di Assolombarda, ospitata il 13 ottobre dal Teatro Dal Verme di Milano, ha presentato i due volti dell’economia e dell’industria italiane. Da un lato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (nella foto) ha rivendicato i progressi dell’export italiano, dall’altro il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiesto investimenti sicuri da inserire nella prossima Manovra.

Il ministro è intervenuto all’incontro con un videomessaggio, durante il quale ha dichiarato: Dieci anni fa eravamo ottavi, lo scorso anno abbiamo superato la Corea del Sud e quest’anno siamo testa a testa con il Giappone”. Diversi i punti toccati da Urso: dall’importanza strategica della Lombardia, considerata “cuore pulsante del sistema”, al percorso di Transizione 5.0 che, “dopo le semplificazioni, ha iniziato a carburare”. Poi, l‘affondo sulla Legge di Bilancio alla quale il Governo sta già lavorando: “Favoriremo gli investimenti per le imprese”, promette il ministro.

Un punto sul quale Emanuele Orsini è però critico. “Alla Manovra 2026 – ha dichiarato – manca  la parola crescita, una parola fondamentale per creare certezza. La crescita si fa con gli investimenti, che ci servono per essere competitivi come dobbiamo essere. Un Paese come il nostro non può non avere una programmazione a tre anni degli investimenti che vuole fare, dobbiamo avere un piano industriale del Paese”. E conclude evidenziando il fatto che la Manovra da 16 miliardi di euro ha “bisogno di mettere al centro gli investimenti che oggi ci servono per essere competitivi. 

Gli fa eco il vicepresidente di Confindustria Angelo Camilli:Rinnoviamo la preoccupazione degli industriali per la mancanza di misure forti a sostegno degli investimenti. Dal prossimo gennaio termineranno gli incentivi e l’industria italiana resterà nuda, senza strumenti per competere in uno scenario dominato da incertezza, dazi e rischio delocalizzazione. Per non fermarsi servono 8 miliardi l’anno”.