
La Ragioneria generale dello Stato ha bollinato la Manovra 2026 ma in una veste rinnovata: il testo, infatti, si amplia da 137 a 154 articoli, con diverse modifiche e alcune retromarce significative. Tra le più rilevanti, lo stop all’aumento della cedolare secca al 26% sugli affitti brevi, la conferma della tassazione agevolata al 5% sugli aumenti contrattuali del 2025 e 2026 per chi ha redditi fino a 28mila euro e lo sconto su straordinari e lavoro festivo.
“La cedolare resta al 21%, ma solo se il contratto non è concluso tramite intermediari o piattaforme online come Airbnb o Booking. Tale misura – sottolinea Fedele Santomauro, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – pensata come compromesso politico, evita una stangata generalizzata ma introduce un regime più complesso e potenzialmente foriero di contenziosi”.
Confermata la Rottamazione quinquies con pagamento in 54 rate bimestrali (prima rata a luglio 2026, ultima a maggio 2035), interessi al 4% e regole stringenti: chi salta due rate o non paga la prima o l’ultima perde i benefici.
“Sul fronte fiscale – prosegue Santomauro – la seconda aliquota IRPEF scende dal 35% al 33% per i redditi tra 28 e 50mila euro, mentre si confermano la detassazione al 5% sugli aumenti salariali, bonus buoni pasto (+10 euro) e agevolazioni su straordinari e festivi”.
In tema di pensioni, resta in vigore solo l’Ape sociale fino al 31 dicembre 2026, mentre Quota 103 e Opzione donna vengono cancellate. Le coperture arriveranno da una spending review da oltre 7 miliardi in tre anni, con tagli a ministeri chiave come Infrastrutture, MEF e Ambiente.