
C’è tempo fino al 29 luglio 2025 per presentare i modelli Iva relativi all’anno d’imposta 2024 in modalità tardiva, ovvero entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria fissata al 30 aprile 2025.
Secondo quanto stabilito dall’art. 2, comma 7 del D.P.R. 322/1998, le dichiarazioni fiscali inviate con un ritardo non superiore a 90 giorni sono considerate validamente presentate, anche se sanzionate. In questi casi, si applica una sanzione fissa pari a 250 euro, riducibile attraverso il ravvedimento operoso, che consente di abbattere la sanzione a un decimo del minimo previsto per l’omissione, se il modello è trasmesso entro i 90 giorni.
“Superata la soglia dei 90 giorni, però – ha sottolineato Guido Rosignoli, vicepresidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – la dichiarazione si considera omessa, con conseguenze ben più pesanti. L’omissione è punita con una sanzione pari al 120% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Se non sono dovute imposte, si applica una sanzione da 250 a 1.000 euro”.
Questa violazione non è sanabile tramite ravvedimento operoso, e può essere solo parzialmente mitigata – con riduzione della sanzione al 75% – se la dichiarazione viene comunque presentata entro i termini di decadenza dell’attività accertativa.
“Le norme sull’invalidità delle dichiarazioni presentate oltre i 90 giorni si applicano anche alle dichiarazioni Iva. Anche in presenza di una dichiarazione trasmessa nei termini – conclude Rosignoli – eventuali irregolarità nei versamenti devono essere sanate a parte, con l’applicazione di una sanzione per omesso o tardivo versamento, attualmente fissata al 25% degli importi non versati”.