Rimborsi fiscali e dichiarazioni ultra-tardive

A ribadirne i limiti, l’ordinanza n.18715/2025 della Corte di Cassazione

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Le dichiarazioni dei redditi presentate oltre i 90 giorni dalla scadenza prevista, dette ultra-tardive, non producono effetti ai fini del rimborso dei crediti fiscali, a meno che il contribuente non formuli – al loro interno – un’esplicita richiesta.

Il principio è stato ribadito dalla Sezione Tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18715/2025, che conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.

“Ricordiamo che una dichiarazione ultra-tardiva ha valore solo per consentire all’Amministrazione di riscuotere le imposte dovute.
Per ottenere il rimborso di un credito d’imposta indicato in una dichiarazione ultra tardiva
– evidenzia Rosa Santoriello, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – è necessaria una richiesta esplicita contenuta nel modello stesso. In mancanza, l’esposizione del credito è da sola insufficiente a far valere il diritto al rimborso.
Inoltre, in presenza di errori a danno del contribuente – prosegue Santoriello – è comunque possibile presentare una dichiarazione integrativa entro il termine per la dichiarazione dell’anno successivo. In alternativa, il contribuente può contestare la maggiore pretesa fiscale in sede contenziosa o chiedere il rimborso delle somme versate in eccesso entro 48 mesi, come stabilito dall’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973”.

In altre parole, chi presenta una dichiarazione dei redditi oltre i limiti previsti dalla legge, pur potendo ancora assolvere al versamento delle imposte dovute, non può far valere automaticamente eventuali crediti senza averne fatta richiesta esplicita.