
Motore di crescita economica e occupazionale. Così può essere definito il segmento Itc dell’economia nazionale, che nel 2024 ha raggiunto quota 81,6 miliardi di euro, con una proiezione verso i 93 miliardi entro il 2028 e segnando un’espansione superiore agli altri settori. Il settore digitale – come evidenzia il rapporto curato da Anitec-Assinform con la collaborazione di Net Consulting – si conferma dunque dinamico e innovativo, ma incontra ostacoli strutturali: costi energetici elevati, frammentazione del mercato, carenza di competenze specialistiche e incertezze geopolitiche.
Secondo gli addetti ai lavori, le politiche adottate e gli investimenti veicolati dal Pnrr hanno permesso all’Italia di migliorare negli indicatori digitali europei; tuttavia, occorre un impegno continuo dal punto di vista politico, imprenditoriale e sociale. Solo così si possono scongiurare battute d’arresto e segnali di arretratezza. Serve dunque un forte impegno istituzionale per favorire l’adozione dell’IA e il supporto dei corpi intermedi (come Confindustria) per guidare le imprese nel cambiamento digitale.
In questo contesto, è naturale analizzare anche l’ambito dell’IA.
Il 2025 ne segna l’affermazione, con conseguenze sulla produzione, organizzazione, sui servizi a livello aziendale e anche sui comportamenti delle persone. Un terreno certamente ancora da esplorare del tutto e che rappresenta una sfida, ma anche nuove opportunità: basti pensare alle innovative figure professionali che si stanno affacciando, come gli agenti intelligenti e gli esperti di etica algoritmica. Il mercato dell’IA è quello più in crescita (+38,7% tra 2023 e 2024), superando i 900 milioni di euro, ma solo l’8,2% delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti la utilizza. Il potenziale è ancora largamente inespresso.