Regime forfettario e aliquota al 5%

Requisiti, limiti e chiarimenti sulla “nuova attività”

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Il regime forfettario resta una delle principali scelte fiscali per chi svolge attività di impresa o professione in forma individuale. Possono accedervi i contribuenti che non superano 85.000 euro di ricavi annui e che sostengono spese per lavoro e collaborazioni non superiori a 20.000 euro. Se i ricavi superano i 100.000 euro, il regime decade nello stesso anno con obbligo di applicare l’IVA.

“Nel forfettario il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, con possibilità di dedurre i contributi previdenziali. Su tale reddito – evidenzia Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – si applica un’imposta sostitutiva del 15%, che prende il posto di Irpef e addizionali”.

Per chi avvia una nuova attività è prevista un’agevolazione ulteriore: l’aliquota può scendere al 5% per i primi cinque anni, a condizione che il contribuente non abbia svolto attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti e che la nuova attività non sia una mera prosecuzione di quella precedente.
“Il requisito dei tre anni – prosegue Tonelli – va calcolato in base al calendario e non ai periodi d’imposta: non occorre attendere tre anni fiscali completi. Centrale è anche il concetto di continuità: se cambiano solo forma giuridica o contratto, ma restano stessi clienti e stesso mercato, l’agevolazione non spetta”.

Fa eccezione il caso di chi ha perso il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà. In questo caso è possibile accedere all’aliquota ridotta anche continuando nello stesso settore.