
Nel diritto penale tributario prende forma un modello che punta a premiare il comportamento collaborativo del contribuente. È questo il messaggio emerso dall’intervento della Guardia di Finanza durante un incontro con la stampa, dedicato ai profili penali delle violazioni tributarie e alle ricadute operative della riforma introdotta dal Decreto Sanzioni.
Al centro dell’attenzione c’è la modifica dell’Art. 12-bis del D.Lgs. n.74/2000, che incide direttamente sulla possibilità di disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dell’evasione.
“La nuova norma stabilisce che tale misura non può essere adottata quando il debito tributario è in fase di estinzione tramite rateizzazione, anche nell’ambito di procedure conciliative o di accertamento con adesione – spiega Gianluca Buselli, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – purché il contribuente sia regolare nei pagamenti. La preclusione, tuttavia, non opera se sussiste un concreto pericolo di dispersione della garanzia patrimoniale, valutato in base alla situazione economica dell’indagato e alla gravità del fatto”.
Uno dei nodi riguarda il coordinamento tra procedimento tributario e penale che non presenta contrasti. “La notizia di reato – prosegue Buselli – deve essere trasmessa subito alla Procura, ma va aggiornata con le informazioni sull’adesione al PVC e sui pagamenti rateali eventualmente avviati”.
Ne deriva un rafforzamento del legame tra fase amministrativa e penale: l’adesione al PVC non è più solo uno strumento deflattivo, ma incide anche sulle misure cautelari, potendo evitare il sequestro dei beni.