Le conseguenze sul credito IVA in caso di tardiva dichiarazione

Se il credito non è stato utilizzato, la cartella non è automatica

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La Corte di Cassazione (ordinanza n.33278/2025) torna a delimitare i confini del controllo automatizzato in materia IVA e chiarisce quando l’Amministrazione finanziaria può legittimamente iscrivere a ruolo un credito indicato in dichiarazione.

La vicenda riguarda la possibilità di emettere una cartella di pagamento in presenza di una dichiarazione IVA tardiva oltre i 90 giorni e contenente un credito non utilizzato dal contribuente.
Nel caso in esame, secondo i Giudici di merito, la sola omissione dichiarativa sarebbe stata sufficiente per giustificare l’iscrizione a ruolo dell’importo indicato come credito.

“La Suprema Corte ha preso le distanze da questa impostazione – evidenzia Maria Vittoria Tonelli, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – ribadendo un principio già consolidato: il controllo automatizzato non può trasformarsi in uno strumento di accertamento sostanziale”.

La distinzione operata dalla Corte è chiara. “Da un lato vi è la perdita del diritto al rimborso o alla detrazione, che riguarda la posizione creditoria del contribuente, dall’altro – prosegue Tonelli – c’è la nascita di un debito verso l’Erario, che presuppone l’effettivo utilizzo del credito, mediante compensazione o rimborso. Solo in presenza di tale utilizzo si configura un danno erariale e diventa legittima l’emissione della cartella di pagamento”.

La Cassazione chiarisce che indicare un credito in dichiarazione non significa averlo realmente usato. La cartella può essere emessa solo se il contribuente ha sfruttato quel credito, ad esempio compensandolo con altri tributi o chiedendone il rimborso senza averne diritto.