Eredità, come gestire il patrimonio digitale

Il decalogo del Notariato per gestire i beni online dopo la morte

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L’era digitale ha modificato anche il concetto di eredità. Oggi, esiste un vero e proprio patrimonio digitale composto da una grande quantità di file, foto, video, documenti, siti web e blog, ma anche account di posta elettronica, profili social, piattaforme finanziarie ed e-commerce. Per colmare il vuoto normativo, il Consiglio nazionale del Notariato ha predisposto un decalogo sull’eredità digitale.

“Le password non rientrano formalmente nell’eredità, ma sono essenziali per accedere ai beni digitali del defunto. Spesso, la loro mancata condivisione rende impossibile il recupero delle risorse virtuali e per questo – spiega Fedele Santomauro, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – è consigliabile affidare le credenziali a una persona di fiducia o predisporre testamento con precise istruzioni”.

Non possono essere trasmessi agli eredi: contenuti concessi in licenza (es. Netflix, Spotify o Office 365); posta certificata; identità digitale; materiali piratati o di proprietà di terzi.

“Per quel che riguarda i conti correnti online, questi rappresentano l’estensione virtuale di un conto bancario tradizionale e rientrano nell’asse ereditario. Diverso è il caso degli account social e delle piattaforme online, che spesso hanno sede fuori dall’Ue. In assenza di una legge specifica – prosegue Santomauro – accedere ai dati di un defunto può essere complesso e portare a dispendiose controversie internazionali”.

Alcuni servizi, come Facebook e Instagram, offrono la possibilità di trasformare un profilo in un account commemorativo, consentendo la gestione limitata da parte di una persona designata in vita.