Il calcolo del Trattamento di fine mandato

Analogie e differenze con il noto Tfr

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Il Trattamento di fine mandato (Tfm)è una sorta di “liquidazione” che spetta agli amministratori di società al termine del loro incarico.
A differenza del più noto Trattamento di fine rapporto (Tfr), che è regolato dal Codice Civile e riguarda i lavoratori dipendenti, non è disciplinato da una norma specifica. Pertanto, le regole vengono stabilite liberamente tra la società e l’amministratore attraverso un accordo contrattuale.

“In linea generale, il Tfm viene liquidato alla fine del mandato, ma nulla vieta che possano essere previsti anche degli anticipi nel corso dell’incarico. Per stabilirne l’importo, invece – spiega Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – è importante che la cifra sia coerente con le dimensioni della società, le mansioni svolte e il livello di responsabilità ricoperto dall’amministratore”.

Resta però centrale il tema della deducibilità fiscale del Tfm. Se per l’articolo 105 del TUIR, è prevista la deduzione per competenza, dall’altra, il suo rinvio all’articolo 17, ha indotto l’Agenzia delle Entrate a subordinare la deducibilità per competenza alla presenza di un atto scritto, con data certa anteriore all’inizio del rapporto. In mancanza di tale presupposto, la deduzione avviene secondo il principio di cassa.

Una posizione fortemente sostenuta dall’Amministrazione finanziaria e confermata anche dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’atto, per rendere deducibile l’accantonamento, deve esistere ex ante, con data certa e deve specificare anche l’importo esatto del trattamento previsto.