
All’indomani dell’innalzamento dei limiti ordinamentali per la cessazione del servizio, arrivano dall’Inps importanti chiarimenti sulle modalità di calcolo delle pensioni retributive dei dipendenti pubblici iscritti alle principali Casse pensionistiche speciali: CPDEL, CPS, CPI e CPUG.
“Dal 2025, il pensionamento d’ufficio è legato al requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia – spiega Michela Benna, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – con la possibilità per le amministrazioni di trattenere il personale fino ai 70 anni, previo consenso e in presenza di esigenze organizzative”.
Il nodo principale riguarda l’applicazione delle nuove aliquote di rendimento introdotte dalla Legge di Bilancio 2024, meno favorevoli rispetto al passato.
“Nel messaggio n.2491/2025, l’Istituto chiarisce che le nuove aliquote non trovano applicazione in tutti i casi. La disciplina derogatoria – prosegue Benna – resta valida per i pensionamenti d’ufficio al raggiungimento dei limiti di età o di servizio; per le pensioni di vecchiaia liquidate dalle suddette Casse; per i dipendenti di enti che hanno perso la natura pubblica ma sono rimasti iscritti alla CPDEL; nei casi di pensione in cumulo, quando il rapporto con la PA termina per raggiunti limiti ordinamentali, anche se l’iscrizione è al Fondo lavoratori dipendenti dell’AGO ed infine per chi, trattenuto in servizio oltre i 67 anni, si dimette prima dei 70”.
Inoltre, per chi accede alla pensione dopo aver usufruito dell’APE sociale, la pensione di vecchiaia sarà calcolata con le aliquote previste dalle leggi n. 965/1965 e n. 16/1986.