Sì alla notifica al coniuge, se il contribuente è detenuto

L’ordinanza n.34484/2023 della Corte di Cassazione

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Con l’ordinanza n.34484/2023, la Corte di Cassazione affronta il tema della validità della notifica di un atto d’imposizione tributaria a un contribuente detenuto, stabilendo che la notifica di tale atto riferito a un contribuente che si trovi in stato di detenzione può essere validamente effettuata presso l’abitazione a mani di un familiare che si dichiari convivente.

Nel caso in esame, la CTR della Sicilia aveva respinto l’appello presentato dalla società di capitali, confermando la validità della notifica dell’atto in questione, in quanto consegnato alla moglie del legale rappresentante.

“Gli Ermellini hanno stabilito che la notifica dell’atto presso l’abitazione del legale rappresentante, consegnato alla moglie convivente, presumibilmente è arrivata a conoscenza del destinatario. In questo contesto – spiega Fedele Santomauro, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – la verifica del luogo di consegna per la notifica risulta irrilevante, poiché la dichiarazione di convivenza fornita dal ricevente assorbe la necessità di ulteriori indagini sull’ubicazione della consegna”.

Inoltre, viene chiarito che quando la notifica avviene tramite posta e viene consegnata dall’agente postale nelle mani di un familiare convivente, si presuppone che quel luogo sia la residenza effettiva, dimora o domicilio del destinatario.

“La Corte ha inoltre chiarito – conclude Santomauro – che, secondo l’art. 139 del cpc, la notifica può avvenire presso il luogo di residenza, anche se il destinatario si trova in detenzione, a condizione che non abbia stabilito altrove una nuova dimora abituale”.