Metalmeccanica e meccatronica, lo stato dell’arte

Diffusi i dati dell’indagine congiunturale di Federmeccanica 

Federmeccanica Civitareale Franchi Miotto scaled
I dati recentemente pubblicati dall’ISTAT, ci consegnano l’immagine di un’economia italiana in affanno: nel secondo trimestre il PIL è diminuito dello 0,1% rispetto al primo e la crescita acquisita per il 2025 risulterebbe pari a +0,5%. Le esportazioni risultano sottotono e la produzione stenta a decollare.
Nella prima metà dell’anno in corso, infatti, l’attività industriale ha registrato un’inversione della tendenza negativa osservata nel corso dell’intero 2024, ma il recupero è stato molto contenuto. In questo secondo trimestre, inoltre, si osserva un ridimensionamento dei livelli produttivi rispetto al primo, fotografando così la condizione di sostanziale staticità in cui versa l’industria nel nostro Paese. Nel secondo trimestre del 2025, la produzione nel suo complesso è rimasta fondamentalmente stabile rispetto al primo (+0,1%), mentre ha registrato un calo tendenziale del 2,2%.
Sempre nello stesso periodo, nel settore metalmeccanico/meccatronico i volumi di produzione hanno registrato una variazione positiva dello 0,5%, ma nel confronto tendenziale, l’attività settoriale si è confermata negativa con una contrazione del 2,8%. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2025, la produzione metalmeccanica è diminuita in media del 4,3% rispetto al primo semestre 2024, evidenziando una perdita più marcata rispetto a quanto registrato per il comparto industriale nel suo complesso (-2,8%).
Le dinamiche produttive sono state disomogenee nei diversi comparti e questo anche perché il settore metalmeccanico/meccatronico è un settore fortemente eterogeneo sia per l’inclusione di una vasta gamma di attività produttive, molto diversificate tra loro, sia per le differenti dimensioni che caratterizzano le imprese metalmeccaniche. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, tutti i comparti hanno subìto perdite produttive rispetto all’analogo periodo del 2024, in particolar modo la fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi (-18,7%), solo quelli della Metallurgia e degli Altri mezzi di trasporto hanno registrato variazioni positive ma molto contenute: rispettivamente +0,7% e +0,2%.
Nella media dei 27 paesi dell’Unione Europea, la produzione metalmeccanica pur registrando, nel secondo trimestre, un miglioramento congiunturale, continua a riscontrare disomogeneità produttive nei principali paesi membri. In Francia e Spagna si è verificato un recupero dell’attività produttiva (rispettivamente +2,4% e +1,9%) più marcato rispetto all’Italia (+0,5%), mentre la Germania ha registrato un ulteriore contrazione (-1,0% congiunturale in peggioramento dal -0,6% del primo trimestre).
Il persistere delle tensioni internazionali e le politiche commerciali degli Stati Uniti stanno inevitabilmente condizionando l’interscambio commerciale del settore metalmeccanico. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, infatti, il valore delle esportazioni settoriali è diminuito dello 0,5% nel confronto tendenziale (-0,4% verso i paesi UE e -0,6% verso i mercati extracomunitari), mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente invariate (+0,2%) determinando, comunque, un avanzo commerciale di 24,9 miliardi di euro. Nell’area comunitaria aumentano le esportazioni verso la Germania (+2,0%) che però, nel secondo trimestre, perde 1 pp di produzione metalmeccanica, dato questo che può avere conseguenze sulle nostre esportazioni. Sempre nell’area comunitaria emerge evidente il calo dei flussi verso la Francia (-4,2%), mentre nell’area extra UE c’è da sottolineare il forte peggioramento delle vendite sui mercati statunitensi (-6,1%).
Per quanto riguarda i risultati della presente indagine trimestrale, occorre sottolineare che la stessa si è conclusa a metà luglio e pertanto gli esiti considerano solo parzialmente i recenti accadimenti internazionali quali, in particolar modo, le iniziative dell’amministrazione statunitense sui dazi all’UE (agosto 2025) e le crescenti tensioni geopolitiche che continuano a condizionare, in misura più o meno significativa, il sistema economico/finanziario globale.
I risultati sottolineano la difficile e complessa fase che sta attraversando il nostro settore con ordini in portafoglio che si confermano negativi e aspettative a breve condizionate da un clima di forte incertezza che si ritrova nei segnali contrastanti e altalenanti forniti dalle imprese. Le prospettive produttive sono all’insegna di un peggioramento e quelle occupazionali di un miglioramento. Nello specifico, il 24% delle imprese intervistate ha dichiarato una diminuzione delle consistenze in essere del portafoglio ordini a fronte del 20% di quelle che, invece, hanno registrato un aumento; il 19% (in discesa dal 26% scorso) prevede incrementi di produzione per i prossimi mesi contro il 25% (superiore al 19% a fine marzo) che, al contrario, prospetta diminuzioni; rimane significativa e pari al 10%, la percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale. Infine, il 72% (in salita dal precedente 67%) delle imprese non pensa di modificare la propria forza lavoro (il 15% prevede aumenti a fronte del 13% che, invece, pronostica ridimensionamenti).
La Vice Presidente di Federmeccanica, Alessia Miotto, ha commentato: “Questa è la nostra prima indagine congiunturale successiva all’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione statunitense ma ancora non siamo in grado di comprenderne gli effetti reali sia diretti che indiretti. Una cosa si può dire con certezza, nell’incertezza dominante, che anche l’introduzione di tariffe piccole possono generare un grande danno, soprattutto quando ricadono sulle spalle di molte imprese che hanno una ridotta marginalità, in tanti casi è in ulteriore contrazione. Già da alcuni anni le aziende del nostro settore devono fare i conti con una bassa produttività, cui si affiancano un costo del lavoro per unità di prodotto in crescita, l’aumento del prezzo delle materie prime ed un costo dell’energia strutturalmente più alto rispetto alla media UE. In questa situazione già complessa anche un solo punto percentuale di dazi è troppo. La nostra industria è a vocazione esportatrice e non si può pensare di cambiare pelle, puntando sulla domanda interna, così come trovare altri mercati di sbocco non è di facile realizzazione in tempi brevi. Il rischio concreto, nel frattempo, è di perdere una buona parte della nostra industria metalmeccanica, mettendo a rischio la continuità di intere filiere. Non possiamo e non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Le nostre imprese sono chiamate a innovare per gestire le transizioni digitali e tecnologiche ma l’incertezza da un lato e la contrazione di marginalità dall’altro riducono inevitabilmente la capacità di investire e questo è un grosso problema che va affrontato e risolto. Abbiamo sempre invocato politiche industriali continentali e nazionali, mirate alla crescita ed efficaci, quindi semplici da applicare e durature. Per spingere gli investimenti indispensabili a far recuperare la competitività al nostro settore serve una visione industriale di lungo periodo, che dia stabilità e certezze. Non è ancora troppo tardi ma occorre fare presto, molto presto”. 
Il Direttore Generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha aggiunto: “Dalla nostra indagine congiunturale emergono poche luci e molte ombre osservando il passato, mentre troviamo una nebbia spessa alzando lo sguardo verso il futuro. Sono tanti i problemi che le nostre imprese stanno affrontando e che si amplificano per effetto della grande incertezza. Siamo entrati in questa fase con ancora addosso i segni profondi di pesanti crisi che si sono succedute, segni che sono diventate cicatrici indelebili. I costi per fare impresa sono schizzati verso l’alto e lassù sono rimasti. Un incremento che ormai si può considerare strutturale. Oggi per produrre si spende circa il 20% in più rispetto a pochi anni fa. Di questo si deve tener sempre più conto in qualsiasi ambito a maggior ragione considerando i bassi livelli di redditività di molte imprese. Questa è la realtà con cui tutti si devono confrontare e con la quale non ci si può scontrare”.