Federmeccanica, nuovo incontro con i sindacati

Tra le proposte della Federazione, anche un adeguamento dei salari

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Il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici è stato il tema al centro dell’incontro che si è svolto il 12 novembre tra Federmeccanica, Assistal e Fim, Fiom, Uilm.
Di seguito, pubblichiamo la nota di Federmeccanica.
“La nostra proposta  risponde alle richieste del sindacato e ai bisogni dei lavoratori, incidendo sulle varie dimensioni della persona e alle esigenze delle imprese, sui fattori di competitività e i problemi sociali. La proposta risponde a chi dice che Federmeccanica e Assistal non vogliono rinnovare il CCNL, nonostante le gravissime difficoltà del settore, dimostrando invece di voler continuare il percorso del rinnovamento, avviato con il CCNL del 2016. La proposta riconosce inoltre benefici aggiuntivi rispetto all’adeguamento all’inflazione (IPCA NEI), con strumenti e modalità che tengono conto della grave situazione del settore.
A tutto ciò il sindacato ha risposto con l’annuncio dell’apertura di una fase conflittuale, annunciando uno sciopero di 8 ore, oltre al blocco delle flessibilità”.
Nella nota si leggono inoltre i I principali punti sottolineati da Federmeccanica. Per esempio, il fatto che negli ultimi anni le retribuzioni nel settore siano cresciute di più e il fatturato sia sceso di più rispetto al complesso dell’Industria. Dal punto di vista contrattuale, con l’adeguamento ex post dei minimi tabellari all’IPCA NEI, sulla base delle stime ad oggi disponibili, l’incremento totale sarebbe pari a 173,37 euro nel periodo 2025-2028; sono inoltre previsti altri benefici che complessivamente, al verificarsi delle condizioni previste sui vari istituti, potranno determinare fino a 6.510 euro circa lordi come massa salariale al livello C3 nel periodo 2025-2028; infine, grazie agli incentivi sui flexible benefits i dipendenti potranno ricevere fino a 500 euro netti aggiuntivi nel periodo 2025-2028. Chiude questa carrellata la volontà, espressa da Federmeccanica, di migliorare sia la previdenza complementare per pensioni più alte sia l’assistenza sanitaria integrativa per le fasce deboli, senza dimenticare anche una formazione più mirata, più sicurezza sul lavoro e un’attenzione maggiore alle politiche di genere.